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lunedì 5 maggio 2014

OUTFIT// IL SORRISO DI PLASTICA DIVENTO' AUTENTICO

Secondo voi l'abito il monaco lo fa o no? E poi, un'abito -ma anche solo un accessorio o un outfit nel suo complesso- può essere il trasferimento emotivo su stoffa di uno stato d'animo? Secondo me sì, a patto che non si entri nel dettaglio (ndr vedi stampa della maglia).
Arriva in questo istante il momento confessione: quando sono tranquilla e mediamente allegra mi liscio i capelli e mi trucco precisa, quando sono in modalità "spacco il mondo", i capelli li lascio mossi, selvaggi, che dove vanno vanno tanto chissenefregaoh, e il trucco è abbozzato, giusto il minimo necessario per uscire senza pieeghe del cuscino sulla faccia eds evitare l'effetto occhio a triglia. Poi ci sono le giornate della stanchezza, quelle di una festività a caso alla quale non seguirà necessariamente un ponte (io al massimo faccio quello sul Po, di ponte), quelle in cui non hai voglia di truccarti e ti si rompe  -puta realisticamente caso- la caldaia e non ti puoi conciare in nessun modo. E' lì che decidi di afferrare un elastico e raccogliere i capelli in una crocchia salva freschezza e inforcare gli occhiali da sole per occultare l'assenza totale di trucco.
Con la stessa flemma catartica delle giornate di festa, indossi un sorriso (anche finto e di plastica va bene, non guardiamo il sottile), una t shirt con il cane che rappresenta anch'esso il tuo stato d'animo, e degli accessori a caso, che non centrino nulla con tutto il resto. Perchè oggi va così.
Alla fine arrivi alla festa di paese dove saluti gli amici e compri il sacchettino di carta con i chiseux (frittelle con la scorza di limone, arancia e uvetta, ricoperte di zucchero), ascolti una versione blues di 40 anni dei Modena City Ramblers (ci stava era il 1 Maggio) e torni a casa pensando a quando, baldanzosa e con il gonnellone, quella canzone la saltellavi. Il sorriso di plastica diventò autentico.



curvy outfit rock





Ph Marco Distaso
My outfit:
dress: Paola Joy
t shirt: Hm
gilet borchie: Fiorella Rubino
orecchini e anello: Camaieu
orologio: Hoops
calzini: Hm
shoes: Keds
occhiali: Lamù Vintage

OUTFIT// IL SORRISO DI PLASTICA DIVENTO' AUTENTICO

Secondo voi l'abito il monaco lo fa o no? E poi, un'abito -ma anche solo un accessorio o un outfit nel suo complesso- può essere il trasferimento emotivo su stoffa di uno stato d'animo? Secondo me sì, a patto che non si entri nel dettaglio (ndr vedi stampa della maglia).
Arriva in questo istante il momento confessione: quando sono tranquilla e mediamente allegra mi liscio i capelli e mi trucco precisa, quando sono in modalità "spacco il mondo", i capelli li lascio mossi, selvaggi, che dove vanno vanno tanto chissenefregaoh, e il trucco è abbozzato, giusto il minimo necessario per uscire senza pieeghe del cuscino sulla faccia eds evitare l'effetto occhio a triglia. Poi ci sono le giornate della stanchezza, quelle di una festività a caso alla quale non seguirà necessariamente un ponte (io al massimo faccio quello sul Po, di ponte), quelle in cui non hai voglia di truccarti e ti si rompe  -puta realisticamente caso- la caldaia e non ti puoi conciare in nessun modo. E' lì che decidi di afferrare un elastico e raccogliere i capelli in una crocchia salva freschezza e inforcare gli occhiali da sole per occultare l'assenza totale di trucco.
Con la stessa flemma catartica delle giornate di festa, indossi un sorriso (anche finto e di plastica va bene, non guardiamo il sottile), una t shirt con il cane che rappresenta anch'esso il tuo stato d'animo, e degli accessori a caso, che non centrino nulla con tutto il resto. Perchè oggi va così.
Alla fine arrivi alla festa di paese dove saluti gli amici e compri il sacchettino di carta con i chiseux (frittelle con la scorza di limone, arancia e uvetta, ricoperte di zucchero), ascolti una versione blues di 40 anni dei Modena City Ramblers (ci stava era il 1 Maggio) e torni a casa pensando a quando, baldanzosa e con il gonnellone, quella canzone la saltellavi. Il sorriso di plastica diventò autentico.


lunedì 10 febbraio 2014

CURVY OUTFIT: SONO BORCHIE E CUORI LA MIA SINTESI PERFETTA

Borchie e cuori: la sintesi perfetta di ciò che sono; come un tronky -croccante fuori e morbido dentro-. Sono di quelle che si mettono a saltare pogando sul crossover dei Korn, ma con la gonnella a fiori, per intenderci!  Questo, care guape all'ascolto, è l'anno dei trenta...anni; l'anno in cui tutto cambierà (e i propositi ci sono tutti), l'anno in cui aumenterà una decina (però il 3 è il numero perfetto), l'anno in cui cambierò forse un po' vita, abitudini; l'anno in cui diventerò più grande non solo sulla carta d'identità (ma cercherò di restare bambina e di ricordarmi Il Piccolo Principe).
Cambierò viaggi e mezzi di trasporto. Ecco sì, tornerò sui mezzi dopo tanto tempo: mi armerò di occhiali da sole giganti, di cuffie con la musica a palla nelle orecchie, e di maglioni soffici. Sarà l'anno in cui indosserò ancora giubbini in pelle con le borchie così anni 80 (io sono figlia degli anni 80, ovvio no? 2014-30=1984), e li abbinerò ad un paio di pantaloni a cuori con le pences, fermati dai calzettoni. Badilate di anni 80! 
E sarà anche l'anno in cui sfoggerò rossetti rossi in tutte le varianti e tonalità, con tutta la noncuranza nei confronti di chi dice che il rosso è volgare. Ma dove? Ah sì, il rosso mi piace solo sulle labbra, non in testa, ma questi riflessi ramati si ostinano ad uscire.












Very nice pics by Marco Distaso

My outfit
gilet eco pelle borchiato: Fiorella Rubino 
pantaloni cuori: Asos Curve
cardigan lungo: Gas
anello: Brigitte Bijoux
bikers boots: Zalando
zainetto con cuore: Moschino vintage
rossetto: Passion It Style

CURVY OUTFIT: SONO BORCHIE E CUORI LA MIA SINTESI PERFETTA

Borchie e cuori: la sintesi perfetta di ciò che sono; come un tronky -croccante fuori e morbido dentro-. Sono di quelle che si mettono a saltare pogando sul crossover dei Korn, ma con la gonnella a fiori, per intenderci!  Questo, care guape all'ascolto, è l'anno dei trenta...anni; l'anno in cui tutto cambierà (e i propositi ci sono tutti), l'anno in cui aumenterà una decina (però il 3 è il numero perfetto), l'anno in cui cambierò forse un po' vita, abitudini; l'anno in cui diventerò più grande non solo sulla carta d'identità (ma cercherò di restare bambina e di ricordarmi Il Piccolo Principe).
Cambierò viaggi e mezzi di trasporto. Ecco sì, tornerò sui mezzi dopo tanto tempo: mi armerò di occhiali da sole giganti, di cuffie con la musica a palla nelle orecchie, e di maglioni soffici. Sarà l'anno in cui indosserò ancora giubbini in pelle con le borchie così anni 80 (io sono figlia degli anni 80, ovvio no? 2014-30=1984), e li abbinerò ad un paio di pantaloni a cuori con le pences, fermati dai calzettoni. Badilate di anni 80! 
E sarà anche l'anno in cui sfoggerò rossetti rossi in tutte le varianti e tonalità, con tutta la noncuranza nei confronti di chi dice che il rosso è volgare. Ma dove? Ah sì, il rosso mi piace solo sulle labbra, non in testa, ma questi riflessi ramati si ostinano ad uscire.